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 la foto icona della Grande Depressione

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danigeo

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MessaggioTitolo: la foto icona della Grande Depressione   la foto icona della Grande Depressione EmptyGio Nov 07 2013, 19:42

la foto icona della Grande Depressione Doroth10
Definita l’icona della Grande Depressione, simbolo di un’intera epoca della storia americana, è l’immagine della Misera raccoglitrice di piselli di Nipomo, in California, al secolo Florence Owens Thompson. Di questo scatto magistrale, datato 1936 e apparso su libri, riviste e divenuto persino un francobollo celebrativo del 20° secolo, è nota ai più l’autrice, Dorothea Lange, fotografa documentaria ed esponente di quella straight photography - fotografia diretta - nata per raccontare la realtà in maniera obiettiva, senza manipolazioni stilistiche. Meno nota è invece la donna ritratta, Florence Owens Thompson, celebre suo malgrado, perché la Lange non chiese mai il suo nome, né la sua storia, e per quarant’anni quel volto stanco e scavato dalla miseria fu solo una «donna di trentadue anni, madre di sette figli, raccoglitrice di piselli».
BARACCHE - Dorothea Lange svolgeva da anni un’intensa opera di ricognizione tra i disoccupati, i senzatetto e i migranti della California e dal ’35 la Rural Resettlement Administration, organismo federale di monitoraggio della crisi economica, aveva commissionato a lei e ad altri grandi fotografi come Walker Evans una serie di reportage, complice un clima di forte interesse documentaristico. Nel marzo del 1936, dopo aver terminato un’inchiesta fotografica sui braccianti agricoli della periferia di Los Angeles, mentre attraversava la Highway 101 per tornare a casa, vide un cartello che segnalava un campo di raccoglitori di piselli; inizialmente resistette alla tentazione di fermarsi, aveva già raccolto molto materiale, ma dopo averci pensato cambiò idea, fece inversione, imboccò una strada fangosa e si trovò davanti un soggetto adatto alle sue ricerche: all’incirca 2500 persone, in un tentacolare e squallido agglomerato di baracche e tende che combattevano la fame. Erano stati richiamati alla raccolta da inserzioni sui giornali, ma si erano ritrovati ben presto senza lavoro e senza paga a causa di una gelata. Tra loro c’era anche Florence Thompson.
«SFRUTTATA» - La Lange dirà poi che si gettò quasi d’istinto con la sua Graflex su quella madre e la sua manciata di bambini rannicchiati sotto una tenda a brandelli, affamati e disperati; in dieci minuti scattò le foto e non cercò altri soggetti, perché, come ricordò poi, sapeva «di aver colto l’essenza dell’incarico». Nacque così la foto della Migrant mother e fino al 1978 l’identità della donna ritratta restò avvolta nel mistero per la negligenza della Lange, colpevole di non aver raccolto alcuna informazione su di lei, finché la Associated Press non fece pubblicare una storia sullo scatto, suscitando l’ira di Florence Thompson, che scrisse una lettera per esprimere il proprio disappunto per quell’immagine, affermando di sentirsi «sfruttata» da quel ritratto, dal quale peraltro non aveva ricavato un soldo. In realtà quella foto non avrebbe dovuto esser venduta, né pubblicata, come promesso a Florence Thompson dalla fotografa, perché di proprietà del governo e quindi di pubblico dominio, e invece gli scatti della Lange furono inviati al San Francisco News e immediatamente pubblicati, senza fruttare alcuna royalty alla fotografa, ma garantendole l’immortalità nell’olimpo della fotografia. Alcuni scatti di Dorothea Lange, parte della Howard Greenberg Collection, saranno esposti nella mostra Superlative Photography alla Mai Manó Ház, Hungarian House of Photography a Budapest fino al 5 gennaio 2014.
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